La pratica sportiva e specificatamente quella calcistica ha sull'approccio della società, con il conflitto mondiale, una influenza particolare pur se non determinante. La disposizione psicologica verso la guerra di larga parte dei cittadini-soldato trae fondamento dalle stesse forze che in quegli anni stanno generando il mondo moderno, e come denuncerà Benedetto Croce anche dalla tendenza a conferire preminenza alle discipline sportive “.... i giovani, in ogni parte d'Europa, erano diventati “nazionalisti”, “imperialisti”, “dinamici”, “sportisti” e “futuristi”, o tutte queste cose insieme [.....] e questo stato d'animo “attivistico” generò veramente la guerra mondiale”.
Le mobilitazioni generali conseguenti alle dichiarazioni di guerra e all'apertura delle ostilità sottraggono le fasce più giovani delle popolazioni dei paesi belligeranti alla vita civile. Allo stesso tempo determinano, non senza polemiche e contrasti anche vivaci, la sospensione dei campionati nazionali e delle principali competizioni calcistiche. I ragazzi che si avviano al fronte non dimenticano tuttavia quello sport così appassionatamente amato da affermati professionisti e da semplici dilettanti, da competenti spettatori e da fanatici tifosi. Sono molti gli uomini in divisa che insieme al bagaglio personale custodiscono nello zaino la magica sfera di cuoio.
Con loro il pallone trova il suo posto in trincea. Non solo metaforicamente. Taluni avranno addirittura il capriccio di applicare direttamente sul campo di battaglia i comportamenti tenuti sul campo di calcio. E, se la guerra causa l'interruzione della regolare e istituzionale pratica calcistica, la stessa guerra promuove nuove forme di vitalità di questo sport. Rifiorisce, in Gran Bretagna e dove altrimenti, il calcio femminile fra le ragazze distolte dai tradizionali lavori domestici ed impegnate per l'esigenza sempre più pressante di manodopera, in quelli ben più gravosi e pesanti delle fabbriche di munizioni. Esse trovano nella pratica del football non solo un inizio di emancipazione sociale, ma anche una qualificante partecipazione allo sforzo bellico e alle attività del fronte interno. Persino tra gli internati civili e i prigionieri di guerra la passione calcistica non si spegne. Nei campi di Ruhleben, di Sigmundshergerg, solo per citarne alcuni, vengono organizzati tornei e campionati nei quali si cimentano, accanto a improvvisati dilettanti, vecchi e nuovi campioni che la casualità degli eventi bellici ha fatto incontrare.
Il gioco del calcio si afferma altresì tra le pratiche ricreative di maggior interesse e gradimento da parte dei soldati al fronte e di conseguenza non è infrequente che le autorità militari provvedano a far spianare terreni, anche a ridosso della stazionaria linea delle trincee, destinandoli a campi per il football. Gli anni di guerra d'altronde non vedono neppure in patria la cessazione completa delle attività. Insieme al calcio militare al fronte, quello borghese continua ad essere praticato. Interrotti i campionati nazionali, vengono disputati tornei e coppe regionali, spesso a fini di beneficenza per andare incontro alle necessità dei soldati e dei loro familiari.
I riflessi della guerra non risparmiano le società calcistiche. Il sacrificio dei caduti ne decima gli effetti, allo stesso modo per tutti i belligeranti.
Calciatori famosi o ignoti al grande pubblico, dirigenti, allenatori, arbitri, giornalisti sportivi, tutti sono presi dal vortice del conflitto. Sono essi “i migliori uomini dei migliori reparti”, come li definisce il generale britannico Horace Smith-Dorrien? Non possiamo saperlo, tanti risulteranno comunque i decorati, gran parte dei quali alla memoria. Ma per i superstiti l'esperienza terribile vissuta in trincea è tale da non poterne trarre alcunché di positivo, né come uomini, né come atleti.

G. SECCIA, Il calcio in guerra, Gaspari Editore, 2011

NEWSLETTER

Go to top

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione vai alla pagina sulla privacy policy.

   Accetto i cookies da questo sito.